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Apple VS Google: ancora!

In questi giorni tutti avrete letto del TamTam di Steve Jobs e di Andy Rubin sullo stampo open source di Android contro la roccaforte iOS.

Jobs “accusa” Android, ancora una volta, sulla frammentazione e su questo secondo me non si può dargliene proprio torto. E’ sotto gli occhi di tutti il fatto che esistono centinaia di dispositivi diversi che montano diverse versione di Android: alcune ormai abbandonate in quanto obsolete e altre nuove ma che non verranno supportate dalla casa contruttrice del device. Un esempio, negativo, è proprio HTC: produce terminali nuovi “alla Nokia”, puntando troppo sulla dimensione del parco macchine abbandonando di fatto il supporto e gli update dopo 6/12 mesi. Questo abbandono è dovuto a due cose strettamente legate tra loro: il riadattamento dell’interfaccia Sense (che viene pesantemente radicata nell’OS) e la varietà di modelli che andrebbero aggiornati nel più breve tempo possibile.

Ovviamente, essendo quello tra loro un dibattito economico/aziendale, non possono menzionare rom moddate che portano i benefici delle ultime release anche su telefoni abbandonati dalle case produttrici dimostrando, tra l’altro, la capacità di android di girare anche su hardware obsoleto e teoricamente non più performante.

Il buon Jobs cita il problema avuto dagli sviluppatori di un noto client twitter per dispositivi mobili (TweetDeck) che lamentano la vastità delle combinazioni di hw/os android esistenti che li portano a sviluppare centinaia di versioni differenti. Effettivamente questo è si un problema (mica quello delle interfacce diverse da un produttore all’altro!) che costringe anche i programmatori a scegliere quali device supportare e quali no.

Tornando “in topic”: la risposta di Rubin sull’accusa di “falso opensource” da parte di Jobs non si è fatta attendere: su twitter posta una serie di comandi che, se eseguiti in consolle, permettono il download di android. Ma una terza voce si è aggiunta: Joe Hewitt (ex sviluppatore FireFox, oggi dipendente Facebook) afferma che Android non è così aperto come Rubin vuole far apparire.

Soprattutto lamenta l’impossibilità di accedere al sorgente delle beta: in questo modo è un open source distorto perchè ufficialmente nessuno della comunità contribuisce allo sviluppo avendo la possibilità di scaricare il codice solo a “lavoro terminato”. Un atteggiamento del tipo “NOI abbiamo sviluppato tutto questo. Guardate quanto è bello il nostro codice”.

Insomma: non è tutto oro quello che luccica, per citare un antico detto. Io non smetterò comunque di ripetere una cosa fondamentrale: parliamo di aziende che devono fare profitto. Quando ci sono di mezzo così tanti soldi sappiamo tutti che l’etica e il benpensare passano un po’ in secondo piano. Altra cosa da non dimenticare, ma che è piu difficile da applicare, è il capire che diventare “evangelisti” di un certo marchio è dannoso. Cosi facendo si perde la cognizione che siamo individui liberi di scegliere e che il mercato, oggi, ci offre innumerevoli soluzioni. Sta a noi scegliere quella che più si avvicina e che più soddisfa le nostre esigenze.

Fonti:

Melablog

Nexus-Lab

e tanti altri siti

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