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La Fonera 2.0n: prime opinioni

Ieri mi è arrivata La Fonera 2.0n e in queste sere ci giocherò un po’. Le potenzialità ci sono tutte per far si che sia un ottimo router wireless con un “qualcosa in più” rispetto alla concorrenza.

Innanzitutto il prezzo molto abbordabile: siamo sugli ottanta euro (poi dipende se si hanno buoni sconto o meno), una cifra abbordabile per un “gadget” molto versatile. Ovvio che non potrà mai sostituire un router/ap di fascia alta ma per un uso di tipo ludico/domestico può dare filo da torcere ad apparecchi dello stesso segmento (e anche di qualche gradino più alto).

Premetto che ero già un “Fonero” dotato de “La Fonera 2” (la prima bianca per internderci) e che non mi ha quasi mai dato problemi: grazie all’antenna opzionale la copertura era adeguata all’ambiente dove lavoro e la condivisione con gli altri foneri funzionava egregiamente nonostante non dedicassi troppa banda per usi altrui.

A casa ho però tutt’altra situazione in quanto non vi è copertura ADSL e l’unico operatore che arriva in UMTS è TIM: obbligata la scelta di una chiavetta a ore TIM. Feci l’errore di non informarmi troppo partendo dal presupposto che bene o male tutte le chiavette erano simili e comprai una Onda MT503HS. Ovviamente fin da subito ci furono problemi.

Praticamente funzionava egregiamente solo sotto OSX. Windows tentennava a farla funzionare stabilmente (ogni volta che entravo su FB o su messenger era come se staccassi fisicamente la chiavetta dal pc) e ogni tre per due si scollegava. Sotto gnu/linux (usavo debian) provai a seguire la guida ufficiale di Onda che devo dire non era troppo chiara: secondo loro in due comandi tutti funzionava. Secondo esperienza invece c’era da ricompilare mezzo kernel patchando roba qua e la.

Divagazioni a parte torniamo alla Fonera 2.0n: l’acquisto senza pensarci due volte pensando a quanto figo possa essere condividere la mia connessione UMTS della chiavetta direttamente dalla fonera per mandare il segnale per tutta la casa. Si..peccato però che la sopracitata chiavetta (e qui viene chiaro il perchè della divagazione precedente) non va troppo d’accordo con la Fonera. Viene correttamente riconosciuta, dal pannello di controllo rileva pure l’intensità del segnale ma non riesce a ricevere l’indirizzo ip. In pratica si aggancia alla rete ma non all’apn da quanto posso intuire. Ci studierò dietro nelle prossime sere e la testerò molto più profondamente.

Vorrei però spendere due parole sul cosiddetto “movimento fon” e sulla sua evoluzione degli ultimi anni.

L’idea di base: condividere una porzione della propria connessione a banda larga con utenti di passaggio che necessitano di connettività per il proprio device dando la possibilità di guadagnare qualcosina. Proprio per questo scopo FON negli anni ha creato degli access point “ad hoc” capaci di creare due wlan: una privata e una pubblica. Quella privata è ovviamente a disposizione del possessore dell’AP ed è protetta da wpa mentre quella pubblica è aperta ma ha bisogno delle credenziali per poterla utilizzare. Un utente può decidere se condividere la propria connessione gratuitamente oppure a pagamento. Scegliendo la seconda opzione però non potrà collegarsi gratuitamente agli AP degli altri fonero quando ne avrà bisogno (in viaggio, ad esempio). Se un utente non è un fonero una volta collegato ad un AP fon (riconoscibili dal nome fon_nomerete) dovrà pagare per poter navigare e sfruttare la connessione.

Questa è la teoria in parole semplici e chiare. Leggendo invece la propaganda ufficiale sembra quasi che FON sia un movimento del tutto altruista che pensa solo al bene degli utenti per una navigazione libera e gratuita. Non voglio discriminare o “sputare fango” sul movimento FON ma ci tenevo a far capire che “per nulla” oggi non fa niente nessuno.

Con la nuova Fonera 2.0n c’è una grande novità che lascia perplessi pensando all’idea altruistica di fondo: c’è la possibilità di spegnere completamente il WiFi (sia quello privato che quello pubblico) e di mantenere però la fonera funzionante per quanto riguarda le funzioni di routing, firewall e quant’altro implementato. Che in Spagna stiano pensando che forse è più redditizio vendere hardware piuttosto che connettività?

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