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TOR: la darknet della privacy

The Onion Router, più comunemente TOR, è uno dei metodi più utilizzati per garantirsi un buon livello di anonimato sul web. Fondamentalmente è un enorme proxy in cui gli stessi utenti, se vogliono, possono esser nodi attivi di questa rete. La filosofia di fondo è quella che spesso vediamo nei vari CSI in tv: da più punti rimbalza la connessione in giro per il mondo e meno probabilità c’è di esser rintracciato.

A suo modo viene attuato anche una sorta di ip spoofing: collengandoci ad un sito web non apparirà il proprio indirizzo IP bensì quello di uno degli exit server della rete TOR.

 

Nella rete TOR esistono vari tipi di server, i più importanti sono gli EXIT server e i MIDDLEMAN server.

I primi sono i nodi di uscita della rete e sono quelli che, in parole povere, ci fanno uscire dalla rete TOR per poter utilizzare la internet che tutti conosciamo. E, come detto sopra, ci forniscono un IP pubblico.

I middleman server sono invece delle macchine che fanno da nodo all’interno della rete TOR: gestiscono di fatto solo le connessioni all’interno della rete TOR e il loro IP non sarà visibile nei log del sito che stiamo visitando. Un utilizzatore di TOR può essere sia client (cioè utilizzatore) che middleman server: basta poter garantire almeno 20kb/s di banda.

Ma la rete TOR si compone anche di servizi email e pagine web utilizzabili all’interno dela darknet: ad esempio le email possono uscire dalla rete TOR per rientrare nella rete “normale”. Proprio per questo motivo i MiddleMan server continuano a cambiare poichè non tutti gli utenti mantengono i propri computer accesi tutto il giorno. Se vogliamo anche questo può contribuire al livello di sicurezza della rete.

Per poter navigare bisogna scaricare il browser ufficiale (una versione modificata di firefox) e il gioco è fatto. Se si dispone di uno smartphone o tablet android (rootato) si può scaricare ORBOT: una volta datogli i permessi di root si può impostare affinchè TUTTA la trasmissione dati venga fatta attraverso la rete TOR. Si può anche scegliere di diventare un middleman server ma con gli abbonamenti dati italiani non penso sia una buona idea.

Ovviamente tutto questo rimbalzo di dati anche su connessioni private si paga in termini di velocità: a volte non si percepisce mentre altre volte si crea un fastidioso lag. Sta a noi decidere se siamo disposti a pagare pegno in nome della privacy (ma se siamo iscritti a facebook forse non ci interessa più di tanto..ma questo è un altro discorso) o se navigare “scoperti”.

Ulteriori (e sicuramente più dettagliate) informazioni sono consultabili sul sito ufficiale e su wikipedia.

 

 

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Alek

Da sempre appassionato di informatica e tecnologia. Dall'uscita degli smartphone non ha più potuto farne a meno. Attualmente follemente innamorato di Android e dei dispositivi Pure Google Experience

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